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Forum degli amici del Cerchio Firenze 77
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shaumbra


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Concordo con voi e riassumo quello che ho capito.
La materia è funzionale allo spirito fintanto che esso ha bisogno di qualcosa su cui poggiare.
Per questo, attraverso l’osservazione del mondo naturale cogliamo il divenire, la legge di evoluzione, e gli diamo un nome, e attraverso il divenire cogliamo le leggi che lo regolano:
il “momento” in cui, esprimendosi attraverso una forza, c’è un cambiamento, movimento, della materia.
Dal punto di vista della coscienza cosmica non esiste questa differenziazione visto che, contenendo tutto, è solo una parzializzazione del sentire assoluto.
Così i vari big bang, visto che gli universi contenuti nel cosmo sono molti, sono in essa contenuti e da essa sentiti, completi di ogni loro fase compresa la nostra nascita Sorriso .
Da parte nostra creiamo il fotogramma cosmo, anche se esso già esiste in potenza, solo nel momento in cui lo viviamo, per quanto ci e possibile, come esperienza. Per esperienza intendo tutto quello che mi riguarda e non solo attenente il corpo fisico visto che ad un certo punto ne potremo fare a meno.
Così come la coscienza cosmica che è tale senza poggiarsi sulla materia perché è se stessa e tutto il suo manifestarsi.
Spero di aver espresso chiaramente quanto ho capito.
Un saluto
angioletto
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Umberto77
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Anche per me, il senso di quello che si può intuire è questo, Shaumbra.

C'è solo una cosa che mi preme sottolineare.
Secondo le spiegazioni i Cosmi sono innumerevoli, come emanazione dell'Assoluto; e ciascun Cosmo va capo a una Coscienza Cosmica.
Quindi le Coscienze Cosmiche sono altrettanto innumerevoli, ognuna delle quali con un modulo fondamentale diverso.

Nell'eterno presente, la figurazione potrebbe essere come quella di un Sole con innumerevoli raggi (Cosmi o Coscienze Cosmiche) che si dipartono da Lui, ma non sono separati da Lui (lo stesso paragone che si fa per spiegare la Scintilla Divina).
Invece, nel divenire, noi viviamo questo cosmo, il quale trascenderà nell'Assoluto come Coscienza Cosmica, senza nessun collegamento col successivo (sempre parlando in ordine temporale).
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shaumbra


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Intanto grazie Umberto perchè con la tua precisazione mi hai fatto venire in mente che la prima vera differenziazione del sentire cosmico, la faccia di giano che si rispecchia nel cosmo, potrebbe essere individuata nel sentire akasico.
Ho pensato che l'akasico contiene tutti i sentire del cosmo, dal più semplice al più complesso, ma ognuno per se, singolarmente, seppur con la consapevolezza di essere parte di un tutto.
Quindi la scintilla divina, una per ogni cosmo, dividendosi fino ai suoi limiti minimi nell'akasico, ritrova la sua integrazione nel sentire cosmico che, è sentire integro, senza gradazioni.
Ma per arrivare al sentire assoluto c'è ancora della strada da fare...
Che ne pensi/pensate?
un saluto
angioletto
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shaumbra


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Mi è venuta in mente una definizione di "vita" che voglio condividere con voi, sempre pronta a modificarla e incrementarla con i vostri imput. Sorriso
Fatemi sapere se per caso involontariamente ho fatta mia la definizione di qualcuno. A volte capita. Sorriso
"La vita è dono dello spirito che si estrinseca nella mutabilità della materia in uno spazio controllato da leggi dalla materia stessa create." Ovvero è in forza della materia che ci sono le precise leggi che ci regolano e non il contrario. E la vita si sostanzia di queste precise leggi.
Ho pensato che le varie forze: gravità, centrifuga, attrazione, ecc. non potrebbero far capolino sul nostro piano fisico se non ci fosse la materia stessa a crearle e sostenerle.
un saluto a tutti e buona giornata
angioletto
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Umberto77
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Sono perfettamente d'accorso con la tua definizione, Shaumbra. Sorriso
Questo è l'aspetto che ognuno di noi può osservare nel suo dinamismo evolutivo, grazie a precise leggi che lo sostanziano.
Però rifletto che la materia, e ciò che noi possiamo osservare, è un limite a questa "vita" che evolve, tramite queste leggi, ma che, sappiamo, le trascende nel "sentire", come espressione autonoma oltre ogni dualità percettiva.
Allora si può pensare che sia la vita che crea le leggi, come supporto alla propria espressione ; addirittura che la vita sia "la legge", la quale prende aspetti diversi in funzione della sua evoluzione.

A questo punto credo che la la vita sia una delle poche cose che non possono essere definite, al pari della coscienza. Forse perchè, essendo la natura stessa dell'esistente, è fuori da ogni schema relativo, quindi definibile.
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shaumbra


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Ho riflettuto, per quanto mi è stato possibile, sulla tua risposta Umberto, ed ho rivisto ciò che in qualche modo dovevo sapere perchè letto nei libri del cerchio.
L'espressione nel relativo dell’esistenza del big bang, dei pianeti, ecc.,avviene per quanto io stesso, coi miei mezzi, riesco a percepire cioè a circoscrivere, la vita.
Creazione – percezione. Un binomio che, come ha ben detto Gianluca diventa, via via che si prende confidenza con l’insegnamento, più chiaro.
Nel momento stesso in cui percepisco creo l’oggetto della mia percezione proprio così come lo vedo, lo vivo, lo sento io.
Ma, più che creare forse sarebbe più corretto dire vivifico.
Dunque senza percezione non c’è creazione e senza creazione non c’è percezione.
E fin qui, per quel che mi appartiene, mi sembra di aver chiaro cosa si intende perché è quanto posso verificare nel mio quotidiano vedendo come ognuna delle persone che giornalmente frequento, si spiega e vive le situazioni in modo differente l’una dall’altra.
Ognuna percepisce e crea, o crea percependo, il suo mondo, la sua vita.
Ma, come hai detto giustamente, ci deve essere qualcosa a monte che permette questo. Ovvero che è la “vita” stessa che si esprime nel nostro piano indissolubilmente legata ai nostri limiti attraverso i quali riusciamo a viverla, vederla, percepirla, e crearla in un abbraccio esperienziale regolato dalle leggi di questo cosmo.
A questo punto dire che è la vita stessa a dettare quelle leggi è ancora esatto visto che senza di essa non ci saremmo neanche noi, la soggettivazione della parzializzazione che, a parer mio, permette di rendere visibile l’invisibile, naturalmente per quanto gli strumenti di percezione, tutti, permettono.
Ma la vita non si può definire tu dici, ed io ti credo, ed allora più che una definizione, per comprendere devo trovare un altro sistema.
Mi sembra di individuare dai maestri un suggerimento espresso con una parola: il sentire.
Sentire che non è definire o spiegare ma vivere interiormente la naturale espressione della vita stessa che ogni definizione può solo limitare ulteriormente visto che esso è frutto di un lavoro personale che ognuno fa con se stesso limitatamente alle sue possibilità percettive. Con limite percettivo intendo il punto di massima espressione su cui in questo momento mi poggio e che quindi delimita quello che mi appartiene come consapevolezza da quello che ancora, pur non appartenendomi, esiste già.
Questo perché è facile dimenticare, ovviamente per me, che quanto sto creando nel divenire esiste già tutto svelato nei fotogrammi dell’eterno presente.
A questo punto per onestà verso me stessa e verso quello che ho capito dell’insegnamento, mi dovrei chiedere se effettivamente la mia ricerca è per amore alla ricerca e non già per il raggiungimento di uno scopo, ovvero visto dal punto di vista delle religioni, del nirvana, del paradiso, cc,.
Pur comprendendo che non è la strada giusta, la risposta è scontata. Sono mossa dal desiderio e da esso devo farmi trasportare se voglio imparare a riconoscerne la potenza condizionante nel mio viaggio verso Dio.
Resto piena di dubbi ma con il desiderio di continuare la ricerca verso la comprensione.
Grazie della risposta Umberto.
Un saluto e buona giornata a tutti
angioletto
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Cosmo
johann matthias


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Un gentile saluto a Voi ed un intervento sull'argomentare di claudio b.

Kempis descrive il big bang e nelle spiegazioni della creazione
partendo dallo spirito viene descritta la formazione delle varie sfere
concentriche dove dall'ultima, dal centro del piano astrale nasce il
piano fisico. Questo è il momento del big bang, del nostro BB.

E' indubbiamente tutto concreto ed indubbiamente tutto, anche i
vari piani di esistenza, virtuale.

Per quanto riguarda la materia abbiamo una bellissima descrizione
della materia nel primo libro e non vedo perchè dobbiamo piegare questo
messaggio all'attuale stato di conoscenza che ne ha la scienza.

Diciamo piuttosto: A che punto è la scienza rispetto all'insegnamento?
C'è o è fuori strada? Alcuni stanno scoprendo che la natura della materia
è deterministica in netta contraddizione alla fisica quantistica.
E allora anche la teoria delle stringhe, palesemente contraddittoria e artificiosa è sulla strada sbagliata.

Il buon Claudio ha sempre fatto presente cosa può fare l'io.

Infine, argomento che dovrebbe aprire un altro thread, ma non meno importante e che forse viene trattato un pò da Cenerentola nel forum:

Come applicare/utilizzare l'insegnamento nell'ambito politico e sociale?

Un caro saluto

Johann Matthias
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Umberto77
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Le indicazioni della scienza moderna, sono sicuramente in linea con l'insegnamento, Johann.
Il sistema deterministico esiste ad un livello di osservazione atomico; ma nel momento che si affronta le dinamiche della struttura di questo atomo, si scopre "la casualità".
Per questo Eistein, scandalizzato, gridò: "Dio non gioca a dadi"; poi si dovette ricredere: Dio pare giocare a dadi.
Recentemente David Bohm e J. P. Vigier hanno ipotizzato che dietro questa casualità, c'è un determinismo inosservabile, il quale è spiegato bene dal fatto che l'osservatore determina la Realtà. Proprio quello che dice l'insegnamento.
La fisica quantistica, con tutte le sue teorie, "delle Stringhe", "teoria dei gruppi non-abeliani", "dell'universo quantico" ecc.ecc., ormai ha abbandonato ogni determinismo meccanico e viaggia sui principi che non contraddico affatto ciò che ci è stato spiegato dai Maestri; al contrario, lo rafforzano con indicazioni tecniche e voli di fantasia straordinari; quasi più spirituali che scientifici.
Vedremo dove andremo a finire. Occhiolino

Per quanto riguarda la politica e il sociale, ne hanno parlato molto, e per i numerosi aspetti del rapporto fra noi e l'ambiente esterno, fra l'io e non-io, con tutte le dinamiche che conosciamo bene; e sempre raccomandandoci la partecipazione, per quanto è possibile, ad ogni evento che colpisca la nostra sensibilità.
Entare nel sistema partitico, no; non l'hanno mai fatto, e ...a ben vedere. Sorriso
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Esistenza nel relativo del big bang, dei pianeti etc...
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